Nascita
della Russia (Cazari, Slavi, Vareghi, Mongoli)
Tra il III e il VI secolo d. C., le steppe russe subirono a ondate
successive invasioni di bellicosi popoli nomadi, provenienti da est e
diretti a ovest; tra le altre, quelle degli Unni e degli Avari.
Nel VII secolo,
un gruppo di popolazioni turche, al quale si unirono elementi iranici, slavi e goti, fondarono il Khanato di Cazaria, nell’area meridionale compresa tra Europa e Asia. Esso comprendeva le zone vicino al mar Caspio e al Caucaso, parti del Kazakistan, dell’Ucraina, dell’Azerbagian, il sud della Russia e la Crimea. I cazari furono
alleati dell’impero bizantino nella lotta contro i califfati arabi; quando
questi ultimi furono ridotti a miti consigli, il rapporto tra cazari e
arabi fu di non belligeranza e buoni rapporti commerciali. La maggioranza
dei cazari era di (o si convertì alla) religione ebraica. L'originario nucleo ebraico proveniva dalla diaspora. La scelta della
religione ebraica, successivamente effettuata da rilevanti nuclei di popolazioni non ebraiche, è da spiegare con ragioni politiche: i cazari volevano rimanere indipendenti dai regni cristiani e dall’Islam. La tolleranza
religiosa fu la regola nel khanato cazaro; per citare un esempio, la corte suprema era composta da due
ebrei, due cristiani, due musulmani e un credente nella vecchia religione
sciamana.[1]
| Il Khanato cazaro nella sua massima espansione |
A nord del khanato cazaro, nello stesso periodo (cioè, a
partire dal 600 d. C.), furono protagonisti gli Slavi, che gradualmente si
integrarono con le tribù ugro-finniche preesistenti. Si ritiene che gli originari insediamenti slavi siano stati la zona compresa tra le attuali
Bielorussia e Ucraina sulle rive del fiume Prypjat’. Da lì si espansero verso
l’Europa centrale (lasciata libera dai Germani, che si erano spostati
all’interno di quello che era stato l’impero romano), evitarono la Pannonia
(piena di Avari) e occuparono i Balcani, sovrapponendosi alle popolazioni preesistenti
(Illiri, Daci, Traci); arrivarono ai confini con l’impero bizantino, dove
furono fermati. Nel IX secolo i monaci bizantini Cirillo e Metodio li
cristianizzarono, e inventarono un nuovo alfabeto per adattare le sacre
scritture alla loro lingua.
La dominazione degli slavi a nord e dei cazari a sud, però, era messa a dura prova dalla coabitazione forzata e ostile con quelle popolazioni orientali che
erano sopraggiunte in fasi successive, ma che si erano ormai insediate nelle
steppe russe. In tale contesto divenne sempre più rilevante la presenza di popolazioni nordiche
sbarcate sulle rive del baltico. Erano i Variaghi o Vareghi, di origine vichinga (o normanna – parola che
significava semplicemente “uomini del nord”); essi venivano dalla Svezia e da altri paesi nordici. Inizialmente, occuparono le zone costiere e le rive dei fiumi, dove esercitavano il commercio e la pirateria. Poi le loro penetrazioni divennero sempre più profonde, finché non arrivarono al Mar Caspio e a Costantinopoli, con cui strinsero rapporti commerciali. Essendo esperti guerrieri, facevano anche i mercenari; e dati i buoni rapporti con l'impero, finirono col formare la guardia imperiale bizantina.
Secondo una leggendaria cronaca russa, intorno all’’800 d.
C. i variaghi furono invitati dalle tribù slave e finniche per pacificare la
regione. Sta di fatto che i variaghi, con a capo Rjurik, si insediarono inizialmente vicino al
lago Ladoga, presso l’attuale Novgorod. Gli slavi li chiamavano Svedesi Rus’.
Quest’idea della chiamata dei variaghi,
da parte delle popolazioni preesistenti, servì in seguito a giustificare
l’autocrazia del potere russo, in quanto fondata sulla richiesta dei sudditi.
Avversari di questa teoria furono i nazionalisti e i panslavisti.
Nella seconda metà del IX secolo, da Velikij Novgorod i
variaghi si spinsero sempre più a sud, fino a fondare intorno a Kiev il loro
primo Stato, che prese il nome di Rus’ di Kiev. Erano sempre guidati da Rjurik
I, che diede origine a una dinastia destinata a durare fino al 1584 (anno della morte di Ivan il Terribile).[2]
Man mano che si ingrandiva, e accresceva le sue relazioni commerciali, questo
Stato subì l’influenza religiosa dei paesi circostanti, dove si erano già fuse
cultura bizantina e cultura slava, e dove si era formata una variante slava di
religione ortodossa.
Vladimir I (956-1015), sovrano di Kiev dal 980, volendo unificare
e rendere omogeneo il suo Stato Rus’, pensò di adottare un’unica religione. Inviò
emissari nei paesi limitrofi a studiare gli effetti prodotti dalle varie
credenze. Gli emissari notarono che lo stato più coeso era quello di Bisanzio.
Vladimir decise allora che la religione idonea era quella cristiana; si
convertì egli stesso e passò alla storia come Vladimir il Santo. L’undicesimo
secolo fu il secolo d’oro di questo Stato. Fiorirono arte e cultura
d’ispirazione religiosa.
Alla morte di Vladimir I seguì la lotta per la successione. Due
dei suoi figli furono subito assassinati. Uno dei figli, Yeroslav (978-1054),
fece guerra al primogenito Svjatopolk I, e lo sconfisse definitivamente nel 1019.
Dopo la vittoria, Yeroslav fece canonizzare i due fratelli assassinati, la cui uccisione le
cronache (addomesticate) imputarono al fratello sconfitto Svjatopolk I. Promulgò
il primo codice di leggi (Russkaja Pravda); costruì scuole, biblioteche e
monasteri, e rafforzò l’esercito. Passò alla storia come Yaroslav il Saggio (anche se tenne imprigionato a vita il fratello minore Sudislav).
Alla fine del XII secolo la Rus’ di Kiev si disgregò, perchè
i tre figli, tra i quali Yaroslav divise il principato, iniziarono una serie interminabile di
guerre dinastiche. Anche la capitale Kiev decadde, attaccata a più
riprese dai contendenti.
Furono creati altri centri, tra i quali Tver’, Vladimir, Yaroslavl’.
Il ruolo dominante fu assunto dal principato (o granducato) di Vladimir-Suzdal',
che poi nel XIV secolo confluì nel granducato di Mosca. Mosca fu costruita nel
1147 come avamposto di difesa. Quando furono completate le fortificazioni del
Cremlino (1156), esso diventò la residenza del principe (o granduca).
Nel frattempo i Mongoli,
al comando di Genghis Khan, occupavano tutta la fascia centrale dell’Asia,
dalle coste dell’estremo oriente fino ai territori russi, che già nel 1222
conobbero la furia delle orde tartare. Guidati da Batu, nipote di Genghis Khan,
i mongoli distrussero Rjazan nel 1237, invasero il principato di Vladimir
Suzdal’ nell’inverno tra il 1237 e il 1238, saccheggiarono Kiev nel 1240 e, fondarono
il Khanato dell’Orda d’Oro (che aveva il suo baricentro tra il Don e il Volga);
da lì le loro scorrerie seminarono morte anche in Polonia, Boemia, Ungheria. Tutti
i principati russi furono sottomessi e divennero tributari dei mongoli; dal
punto di vista amministrativo, invece, conservarono ampi margini di
autonomia.
La paura si diffuse anche
in occidente; ma Federico II di Svevia e Gregorio IX continuavano a farsi la
guerra, incuranti di ciò che accadeva a oriente. Batu, però, aveva subìto molte
perdite, e decise di ritirarsi dai territori occupati. Il nuovo Gran Khan Guyuk
preferì volgersi alla conquista dell’impero cinese, e spostò il grosso delle
armate su quel fronte. In seguito, il principe di Mosca Dimitri Donskoj inflisse
le prime sconfitte ai mongoli, che erano lacerati da lotte interne; e dopo la
battaglia di Kulikovo (1380) iniziò l’inizio della fine del dominio mongolo in
Russia – che durò, all’incirca, 400 anni.
Il fondatore dello Stato
russo può essere considerato Ivan III il Grande (1462-1505), che ampliò
molto i domini del granducato di Mosca. Nel 1480 egli sancì formalmente la fine
del dominio mongolo, rifiutandosi di pagare il tradizionale tributo.
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